Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

Il Tituccio

Chi passa nella piazza di Corpolò quasi sempre nota persone intente ad attingere acqua ad un piccolo beccuccio ricurvo, alto neppure un metro da terra. Non occorre chiedere informazioni perché una piccola lapide risponde ad ogni interrogativo: quella è la fontana del paese. “I corpolesi alla loro fontana, 26 settembre. 1971”. Ma la fontanella zampillante acqua fresca non risale al 1971. La sua storia è decisamente più datata.

I paesani non più giovani ricordano che là in mezzo a quella piccola piazza, che ospita il mercato del lunedì, dove sostano tante feste religiose, c’era un pozzo pubblico. Era poco profondo perché allora il Marecchia nutriva anche le falde a fior di terra. Erano 7-8 metri in tutto, ma bastavano per raccogliere acqua in abbondanza, mediante una pompa azionata con una grande ruota di ferro. Poi al tempo del dott. Guido Nanni nel 1927 la gente si ammalò di tifo. Il pozzo pubblico fu fatto chiudere e per interessamento del dott. Nanni, le autorità di allora, che agivano nella persona di Tommaso Sacchini, fecero scavare un pozzo tanto profondo e tanto isolato dalle acque piovane da non dare più alcun motivo di infezione. La trivella perforatrice passava dalle falde di ghiaia alle falde di tufo e calava giù fino ad arrivare alla profondità di 110 metri. Ne scaturì un’acqua prodigiosa. Non solo non smette mai di sgorgare, ma è diuretica, è fresca, ha sapore di ferro e di zolfo e finisce di piacere come un’acqua da tavola. La fontana fu tanto cara ai corpolesi che la chiamarono “Tituccio”, nome che usa il bambino quando mette il dito in bocca e succhia gustosamente.

La fontana della piazza è diventata il “Tituccio” dei bambini e dei vecchi, degli operai e degli impiegati. Non manca mai sulla tavola dei paesani e dei vicini. E per anni ha dato il suo nome ad una popolare Sagra.

Una fila interminabile di gente attinge a tutte le ore, specie in quelle di punta. Emilio Rossetti nel suo libro La Romagna, quando nomina Corpolò dice “luogo di acque minerali”.

Un competente di sottosuolo ci direbbe che 110 metri di profondità non possono far scaturire quell’acqua dal fiume, ma dalle colline circostanti e che le fonti minerali di San Francesco site sulla via di Verucchio sono le sue sorelle. Oggi la fontana “Tituccio” per i corpolesi è diventata un simbolo: lo ricorda la targa eretta in suo onore, lo sanno tutti quelli che vanno a bere e ad attingere a quella piccola fonte che non dice mai “basta”.

Nella stessa piazza che vede zampillare la famosa acqua sulfurea del “Tituccio”, c’era anche il vecchio cinema, gestito dalla famiglia Fonti. Agli inizi del 2000 è stato acquistato dal Comune di Rimini e trasformato in sede della Circoscrizione, con sala per riunioni e sede del centro socio-culturale degli anziani del paese e del quartiere.

Tratto da: "Corpolò un paese, la chiesa, la sua gente" 
ISBN 978-88-96010-27-5
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