Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

Le case

Fra le tante case vecchie e nuove che ospitano i mille abitanti di Corpolò merita particolare attenzione quella a fianco di via Serravalle, conosciuta comunemente come Palazzo Olivieri. Questa casa risale ad alcuni secoli fa, porta sulla facciata una lapide in latino che descrive la sua storia e quella della famiglia che l’ha costruita. Dice così: “A Dio Ottimo Massimo. I Gridolfi di origine fiorentina ed ivi chiamati Filippi ritenuti i più potenti dei Guelfi, dopo che nell’anno 1209, cacciati dai Ghibellini, si ritirarono a Monte Gridolfo e poi, a richiesta dei Malatesta, chiamati a Rimini ed eletti fra i Maggiorenti della città, costruirono questa casa che Adolfo, l’ultimo dei Gridolfi, morendo lasciò con 10 poderi e due palazzi a Rimini e a Bologna per mezzo di un testamento fatto senza tener conto del diritto, non ai figli della sorella, ma ad un estraneo. Ludovico conte Bianchello, figlio della sorella, con una vertenza durata 4 mesi e poi, venuto a compromesso, rivendicò questa casa con tutti i suoi fondi l’anno 1762, e ormai cadente per vecchiaia nel 1770 ad 80 anni la ripristinò, la abbellì, vi aggiunse la Cappella, non per sé, ma per i Leonardi della Rovere Conti di Monte l’Abbate, figli della sorella”.

Un’altra casa tanto cara ai corpolesi è quella dell’asilo, in origine gestito dalle suore francescane di Sant’Onofrio. L’idea dell’asilo in mano alle suore cullava da tempo nell’animo del parroco don Torri, che ne parlò ai parrocchiani la prima volta il 24 luglio 1932. Si raccolse la prima offerta in attesa dell’aiuto della Provvidenza.

Arrivò puntuale qualche anno dopo, con la vendita della casa di Alessandro Ricci, passata prima ai signori Venturini e poi, dietro interessamento del parroco, alle suore francescane.

La madre generale di allora, suor Immacolata, all’invito del parroco di acquistare la casa, rispose che da tempo stava cercando un immobile in una posizione incantevole in via Belvedere. Il giorno 8 giugno 1939 avvenne l’inaugurazione ufficiale con la presenza del vescovo mons. Vincenzo Scozzoli, della madre generale, delle suore della prima comunità e delle autorità di allora. Il Presule benedisse la cappella dedicata alla Madonna di Lourdes e tutti i locali. Fu una festa celebrata fra l’entusiasmo della popolazione e la commozione del parroco. Era il giorno del Corpus Domini e la sera della domenica seguente, della casa prese possesso anche Gesù Sacramentato portato dalla chiesa parrocchiale in processione con le fiaccole in mano. Per alcuni anni la popolazione contribuì con raccolte di grano, di uva e con offerte in denaro, al mantenimento delle suore e alla vita dell’asilo. Questa collaborazione diede possibilità di aprire per San Gaudenzo l’asilo, previa visita ufficiale dell’ispettore scolastico che trovò tutto in ordine e, contento e soddisfatto, annotò esservi in abbondanza quanto richiede un asilo: aria, luce, pulizia. Nel 1942 fu donato dal signor Paolo Masi il piccolo podere sito in via Gorgona, perché desse gli alimenti indispensabili alla vita di una casa: pane e vino.

Poi venne la guerra, i bombardamenti, l’asilo sospeso, la casa danneggiata, poi riparata e ampliata, con le comunità di suore che si rinnovano di quando in quando… i parrocchiani vedono ogni tanto volti nuovi di suore, ma in tutte, la mamma dei loro bambini, la collaboratrice del parroco, l’esempio della parrocchia. Nel 1977 la Casa dell’Immacolata, chiamata legalmente Scuola Materna Maria Immacolata è stata rinnovata non solo per l’asilo, ma anche per essere un’oasi di preghiera e di ritiro per i parrocchiani e per i gruppi di persone che vengono a Corpolò attratti dalla casa accogliente, dalla bontà delle suore, dalla posizione panoramica e amena fra il verde degli alberi e la brezza del mare.

Purtroppo per la scarsità delle vocazioni religiose, nel 2001 le suore hanno lasciato la scuola materna e la parrocchia; la casa è stata acquistata dalla Cooperativa Millepiedi che gestisce al piano terreno la scuola materna e al primo piano è diventata casa di accoglienza per ragazze madri, e nuovamente restaurata nel 2010.

 

 

 

 

LA CASSA RURALE Ed ARTIGIANA

 

 

Una istituzione che onora Corpolò è la Cassa Rurale e Artigiana (oggi Banca di Credito Cooperativo Valmarecchia). La sua origine risale al 1914. Erano tempi duri quelli, fra la guerra di Libia e quella mondiale. Imperava ancora la mentalità borghese dell’Ottocento, le tasse gravavano sui poveri e il grano cresceva fino ad arrivare a 20 scudi al quintale. Molte famiglie facevano la fame e anche chi aveva la speranza del raccolto non poteva ricorrere alle Banche, esose fino allo strozzinaggio nell’esigere interessi e firme. Sorsero allora le Casse rurali di istituzione cattolica allo scopo di aiutare i meno abbienti per i bassi interessi e la facilità delle sovvenzioni. L’idea sgorgò dal cuore di due parroci: don Pietro Della Biancia e don Augusto Fonti.

I due sacerdoti ebbero il coraggio di iniziare e fondarono la Cassa rurale ed artigiana di San Paolo e Santa Cristina. Trovarono alcuni uomini sensibili ai bisogni della popolazione e costituirono il primo gruppo di soci. L’atto notarile fu redatto dal dott. Cantori il 2 agosto 1914 e approvato con regio decreto il 26 dicembre 1914. Le persone che affiancarono i due parroci in questa iniziativa furono don Ismaele Farina, Alfonso Fonti, Primo Zannoni, Giovanni Girometti, Giuseppe De Paoli, Giuseppe Cavalli, Dante Nanni, Pio Montemaggi, Carlo Zannoni e Pasquale Drudi. Ci fu gran gioia il 20 febbraio 1915 quando, alla prima assemblea, la Cassa rurale partì e fu benedetta da un popolo in festa, felice come se arrivasse un treno di pane. Presidente fu Alfonso Fonti, segretario don Pietro Della Biancia. Poi cominciò a beneficare: si depositava denaro come nella cassa di famiglia e si riceveva come si riceve da un padre.

A volte pochi mesi davano respiro e pane, a volte più lunghe scadenze davano un certo profitto per i risparmi e una certa tranquillità per chi riceveva. Un dare e un ricevere come in una famiglia con la sola garanzia dell’onore. Negli anni duri della guerra e dopo, la Cassa rurale di San Paolo e Santa Cristina fu come un forno profumato di pane aperto sulla pubblica via ai passanti stanchi e affamati. Poi gli anni passarono, venne il regime che tentò di influenzare il Consiglio direttivo e le scelte cristiane della istituzione, con minacce e soprusi.

Arrivò l’ultima guerra e il secondo periodo magro della ricostruzione. Quanti iniziarono a costruire la propria casa con l’aiuto della Cassa Rurale! Quanti intrapresero una loro attività commerciale con le sue sovvenzioni! Quanti oggi devono il loro benessere ad una spinta fraterna ricevuta dalla modesta Cassa di San Paolo!

Poi riprese sempre più vita, credito e stima. Enrico Buda, diventato Presidente alla fine del 1949 per la stima personale che godeva, le diede un impulso eccezionale. Coi tempi mutati la Cassa incassava milioni e distribuiva milioni. Nel 1957 fu deliberato di portarla al centro della zona rurale: Corpolò, diventando così nel 1958 Cassa rurale e artigiana di San Paolo e Santa Cristina in Corpolò.

Qui fu aperto (lavorava specialmente la domenica, quando la gente andava e ritornava dalle messe) dapprima uno sportello presso la famiglia Michelucci, poi nella casa di Augusto Tosi e nel 1968 fu acquistata la sede di via Marecchiese. Grande rilievo ha avuto dal 1956 l’opera instancabile del ragionier Tullio Storoni che, prima come cassiere poi come segretario contabile e infine come direttore, le diede un notevole impulso. Come un albero che ramifica, il 28 dicembre 1972 accoglie alla sua ombra la consorella di Vergiano con atto del notaio Sante Bernardi Fabbrani. La fusione dei due istituti dà vita alla Cassa Rurale ed Artigiana Valmarecchia, che successivamente incorpora la Cassa di Villa Verucchio con atto del notaio Pelliccioni il 3 luglio 1977. Tre sorelle con lo stesso cognome e lo stesso cuore. Ufficialmente si chiama Cassa Rurale ed Artigiana Valmarecchia nei comuni di Rimini e Verucchio con sede a Corpolò e filiali a Villa Verucchio e Vergiano. Infine nel 1979 fu inagurata la nuova ed elegante sede nella piazza centrale del paese (dove ancora oggi riceve i clienti con quattro dipendenti). I locali accoglienti non la distinguono da altre banche, i milioni depositati la fanno assomigliare ad un comune Istituto, ma la fraternità che lega i soci, e i denari erogati in beneficienza ogni anno… non fanno dimenticare che la Cassa Rurale ed Artigiana fu istituita e vive perché i meno abbienti siano aiutati a costruire il futuro.

L’istituto bancario ha poi continuato a svilupparsi e dalle sue radici è scaturita – nel 1994 – l’attuale Banca di Credito Cooperativo Valmarecchia, che ha trasferito la sede amministrativa a Spadarolo di Rimini mentre quella legale è rimasta a Corpolò. Attualmente la BBC Valmarecchia conta 15 filiali, 96 dipendenti. Nel 2011 ha erogato 50.000 euro attraverso sponsorizzazioni e contributi di beneficenza. Complessivamente la banca ha impegnato nel 2011 460.887 euro tra beneficenza, interventi nel sociale, sponsorizzazioni, manifestazioni sociali e contributi a enti.

Tratto da: "Corpolò un paese, la chiesa, la sua gente" 
ISBN 978-88-96010-27-5
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