Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

Le strade

Le strade sono le arterie per cui scorre la vita di un paese. Anche Corpolò ha le sue strade, vecchie e nuove, con nomi noti e meno noti. Anzitutto va detto che le strade si formano quando accanto a una casa se ne costruisce un’altra, poi un’altra ancora e poi altre. Così lungo i secoli sono nate tutte le strade. I nomi dati a queste strade possono derivare da varie fonti. Ora con i piani regolatori i comuni stabiliscono già il tracciato della strada e le danno il nome a seconda delle varie zone: zona con strade che portano il nome di personaggi, di fiumi, di regioni, di città, di pianeti ecc. perché così è più facile individuarle. Una volta, invece, specialmente in campagna, il nome della strada si riferiva spesso alla famiglia più importante che l’abitava, o ad una cella che vi era costruita, o ad un fosso che l’attraversava.

Quando poi passava l’incaricato per notarle nella mappa, domandava a quelli del posto come usavano chiamarla. Si è formata così una serie di nomi, di cui nessuno può rendere ragione, ma che vanno presi come sono stati tramandati… Anche le strade vecchie di Corpolò hanno avuto questa origine. Ecco l’elenco ed un cenno al loro significato.

Via Cupa: nome per indicare una strada che passa tra i boschi o in una vallata.

Via Belvedere: con questo nome viene chiaramente indicata la località panoramica, chiamata dagli studiosi “toponimo” dove passava l’antica strada, ora costeggiata da ville fin sopra la chiesa. La prima parte veniva chiamata anche strada della “Capanna”, perché c’erano i resti di una capanna con archi e colonne, usata per l’agricoltura. Infatti il podere degli Olivieri viene denominato in catasto “fondo capanna”.

Via SanPaolo e via Serravalle: perché portano a quelle località.

Via Balduccia: dalla famiglia Balducci che abitava in quella zona, per la quale passava la strada romana.

Via Cella Martini: ora via Gorgona per lo scolo consorziale che l’attraversa mentre il nome più vecchio è preso dalla celletta all’inizio della strada. Strada di confine tra Rimini e Villa Verucchio.

Via Casalini: dal nome di una famiglia che abitava sul podere (di cui era priprietario la parrocchia), detto “fondo Casalini”.

Via Baracchi: dal nome di una famiglia che abitava in quella strada.

Via Maria Bambina: detta fino al 1970 via Chiesa perché conduce alla chiesa parrocchiale, cambiò successivamente nome in Maria Bambina perché la chiesa è intitolata alla natività di Maria SS.

Via Mesola, Mirabello, Bondeno: perché intitolate a quei paese del Ferrarese. Bondeno, con una storia antica di mille anni, oggi è centro agricolo con stabilimenti per zucchero, latte e frutta. Mesola è cittadina nota per il palazzo degli Estensi e per la pesca delle anguille. Mirabello è un piccolo comune con una caratteristica Pieve.

Via Marecchiese: la via principale che attraversa il paese, prende il nome dal fiume e dell’omonima vallata.

Via Gradizza (o Gradisca d’Isonzo): comune a 13 km da Gorizia.

Via Fossalta: piccola località in provincia di Modena, nota per la sconfitta subita nel 1249 dai Ghibellini comandati dal Vicario imperiale Enzo, figlio di Federico II, il quale, fatto prigioniero dai guelfi bolognesi, fu lasciato morire in carcere (1272).

Dal 2000 circa:

Via Gabriella Marchi: ginnasta alle Olimpiadi di Monaco.

Via Pio Campidelli: nativo di Poggio Berni, aspirante frate Passionista dichiarato Beato nel 1985.

Via Francesco Sapori: scrittore innamorato della Valmarecchia, autore di diversi libri, tra cui Terrerosse ambientato proprio a Corpolò  e dintorni.

E dal 2010:

Via Benigno Zaccagnini: parlamentare e segretario della Democrazia Cristiana negli anni 80.

 

LE CELLETTE

 

 

In un paese di solito non esiste soltanto la chiesa parrocchiale, ma vi sono anche cellette sparse qua e là a fianco delle strade o nei crocevia e sono chiamate giustamente dagli scrittori “le oasi della preghiera”.

Infatti attorno a quelle minuscole chiesette si raccolgono i vicini a pregare dopo le fatiche della giornata. Anche a Corpolò ne esistono alcune:

Cella Raggi. Sulla via Baracchi, prende nome dalla famiglia Raggi, perché probabilmente la fece costruire verso la fine del 1700, ed è stata messa a nuovo dai fratelli Raggi, lasciandone memoria sul cancello d’entrata e nella lapide a fianco, che dice: “Nel nome santo di Maria Immacolata per onorare la memoria dei propri defunti, questa antica celletta della loro casa di campagna, i fratelli Raggi ripristinavano. A.D. 1972”. Un’altra lapide a sinistra ricorda un loro antenato. Dice: “Alla cara e santa memoria di Serafino Raggi, perito agrimensore, nato a Savignano di Rigo il 18-8-1847, spentosi serenamente in questa sua casa la sera del 26-11-1944. Esempio di fede, di rettitudine e di bontà. I nipoti con affetto e riconoscenza. A.D. 1974”.

Esiste una pubblicazione di Piero Raggi, La Cellettina Raggi a Corpolò, edita nel 1976. Sulla parete di fondo c’è una tela settecentesca raffigurante la Madonna Assunta in cielo, astanti i SS. Giuseppe, Antonio e Francesco. È opera di pittore provinciale, porta tracce di restauro di questo secolo.

Cella Martini. Viene chiamata così la piccola edicola all’inizio dell’attuale via Gorgona, un tempo detta via Cella Martini. Martini probabilmente è la famiglia che l’ha fatta riparare e ne ha avuto il possesso, ma non la fece costruire. Infatti nella facciata una piccola lapide dice: “Ti ferma passegger, il capo inchina e prega per me la Gran Regina. F.T. F.F. 1828”. (F.T. è il nome di chi la fece costruire, F.F. significa “fece fare”).

Cella Pesaresi. Forse è la più antica, sorge sull’incrocio di via Belvedere con via Serravalle, nella proprietà della famiglia Pesaresi. Una minuscola lapide all’interno (in parte indecifrabile) assicura che risale al 1787, però la forma della facciata, il materiale usato e qualche frammento di sasso nelle feritoie dell’entrata, possono far risalire la celletta a tempi più remoti. È dedicata alla Madonna del Carmine, la cui immagine troneggia al centro del piccolo altare.

Cella Mariotti. È la più grande di tutte ed è sulla via San Paolo poco dopo l’incrocio con la nazionale. Prende il nome dalla famiglia proprietaria del terreno sul quale fu costruita. Le memorie più remote risalgono al 1896, forse fu costruita quando fu aperta la strada di S. Paolo sulla Marecchiese, cioè verso la fine del secolo scorso. Prima la strada che calava da San Paolo, saliva al paese per via Belvedere e la salita della “capanna”. Dentro c’è un dipinto che risale al 1600, raffigurante la Vergine salutata dall’Angelo. C’erano anche ex voto, quadri e grucce, segni di devozione e di grazie ricevute, esistenti fino al passaggio del fronte. Nel giugno 2008 fu donata alla parrocchia di Corpolò, che successivamente la fece restaurare nel 2010.


Tratto da: "Corpolò un paese, la chiesa, la sua gente" 
ISBN 978-88-96010-27-5
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