Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

Don Anselmo Torri

Parroco a Corpolò dal 1925 al 1965

La figura di don Torri, a distanza di quasi mezzo secolo, è ancora molto viva nel cuore dei Corpolesi. Innumerevoli le opere materiali e pastorali compiute nei quasi 40 anni della sua permanenza a Corpolò.

Innanzitutto la sua vita: don Anselmo veniva da una famiglia povera e numerosa della parrocchia del Crocefisso. Era nato l’8 settembre 1890 e fino a 18 anni lavorò coi suoi nei campi, pur studiando privatamente per assecondare il suo desiderio di farsi prete. Entrato in Seminario a quella età e con quello studio fatto a casa, fu ammesso alle classi superiori. Compiuti gli anni del liceo e della teologia, fu ordinato sacerdote il 26 dicembre 1915, in anticipo di qualche tempo per mandarlo già sacerdote sotto le armi, chiamatovi dalla prima guerra mondiale. Fu soldato semplice in sanità e il suo posto fu quasi sempre negli ospedali da campo dietro il fronte. Aiutava i soldati non solo come infermiere, ma anche come scrivano perché leggeva le loro lettere e rispondeva a casa. Diventando così il segretario e il confidente di tanti compagni d’armi. Tornato a casa ebbe varie mansioni in città, fra cui quella di assistente degli esploratori cattolici e vice-rettore del seminario. Nel 1925 fece a piedi il pellegrinaggio a Roma con una decina di esploratori in occasione dell’Anno Santo e verso la fine dell’anno fu mandato dal Seminario a Corpolò. Voleva andare missionario in Africa, ma il Vescovo pensò di dargli come campo di lavoro un parrocchia della sua Diocesi.

Così il 1º dicembre 1925 don Torri, con la banda musicale in testa, ebbe il primo incontro con i Corpolesi. La sua casa fu presto piena di bambini e di giovani in tutte le ore del giorno ed in molte della notte. Ospitò diversi cappellani specie giovani, per addestrarli al ministero parrocchiale. Accolse nella sua casa un gruppo di vecchine che pregavano e mangiavano con lui. Prese in canonica come fratelli due sacerdoti anziani e divise con loro il pane quotidiano, aiutato in tutto dalla sorella, l’indimenticabile Colomba. Per alcuni mesi resse anche la parrocchia di Sant’Ermete nel passaggio da un parroco all’altro. Nel 1950, in occasione del suo 25º di parrocchia, i Corpolesi gli regalarono la bicicletta perché potesse essere più vicino alle sue famiglie, ed i parroci viciniori una sveglia, non certamente perché lo invitasse ad alzarsi presto, ma perché ne era privo. Si ammalò nel 1960 e poi di nuovo nel 1965, questa volta senza rimedio. Fu portato d’urgenza nella clinica “Villa Maria” a Rimini dove dopo aver ricevuto con esemplare devozione i Sacramenti, concluse lui stesso il rito con il segno della croce: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Amen”. Appoggiò il capo sul guanciale e spirò. Era i 2 febbraio 1965. Aveva 74 anni e 5 mesi. Era parroco di Corpolò da 39 anni, 3 mesi e 8 giorni. Il suo funerale fu un trionfo: celebrò il Vescovo con molti sacerdoti, i giovani portarono la bara a spalla per le vie del paese e fu sepolto in terra vicino alle mura, verso ponente, nel Cimitero pubblico. Qualcuno scrisse sulla sua tomba queste parole: “Per 40 anni insegnò ai piccoli l’innocenza, ai giovani la virtù, a tutti la via del Cielo”.

 

Le sue opere materiali. Nonostante tutta l’opera di don Giorgi, il logorio del tempo e le nuove esigenze pastorali riservarono non pochi lavori materiali anche a don Torri. Ecco quelli principali.

Nel 1928 vengono sostituite le quattro campane fatte da don Giorgi con cinque nuove, fuse dalla Ditta De Poli di Vittorio Veneto. Spesa aggiunta L. 8.200. Queste campane famose per il loro suono, pesavano: kg. 616 – 423 – 219 – 173 – 74. Due di queste campane requisite in tempo di guerra, furono ripristinate nel 1948 a spese dello Sato.

Nel 1929 l’organo è stato arricchito di nuovi registri, servendosi della Ditta Ridolfi di Crema, con la mano d’opera di Eutizio Spinaci di Pesaro e la beneficenza di don Matteo Tosi e don Farneti di Meldola.

Nel 1931 è stato acquistato il grande ostensorio per le Quaratore, alto 1 metro e dal peso di kg. 10. È in metallo dorato ed argentato, lo ha fuso la ditta Amedeo Jelpo ed è costato 2.000 lire.

Il calice artistico che si usa nelle grandi occasioni è costato 2.500 lire ed è stato pagato dal1929 al 1931.

Il primo orologio sul campanile di Corpolò, porta la firma di don Torri, la mano d’opera di Salvatore Ghelfi e la spesa di 4.950 lire.

Nel 1937: in occasione del 25º della consacrazione della chiesa, la fece ripulire e tinteggiare con la spesa di 7.829 lire.

Le vetrate istoriate alla Chiesa presero il via nel 1936 per iniziativa dei soldati tornati salvi dalla guerra d’Africa ed ebbero compimento nel 1939 per munificenza di Paolo Masi con la spesa di 9.700 lire. L’idea dei reduci è documentata così: “I reduci dall’Etiopia rivendicata al Romano Impero, paghi del voto, fecero fare”. La munificenza di Paolo Masi è ricordata più volte sui vetri.

I vetri decorati alle quattro nicchie dei santi, risalgono al 1941 con la spesa di L. 2.539.

Lo zoccolo di marmo all’interno della chiesa fu fatto nel 1943 e ricorda i benefattori Italo, Lucia e Luigi Tosi.

Il campo sportivo ebbe inizio nel 1950 e fu ampliato nelle attuali dimensioni nel 1960.

Nel 1952 il campanile vide di nuovo cambiare le sue campane. Questa volta, invece di cinque sorelle don Torri ne mise otto, fatte fondere dalla ditta Colbacchini di Padova.

La nuova casa colonica costò nel 1956 un mutuo di 12 anni per una spesa di circa 7 milioni, mentre la riparazione della casa parrocchia e della sacrestia, nonché l’adattamento del teatrino furono opera del Genio Civile dopo la guerra, con la collaborazione spesso gravosa del parroco. Da notare che tutte queste opere fatte negli anni del suo parrocato a Corpolò, don Torri le ha finanziate con le sue piccole rendite, privandosi anche a volte del necessario e con l’opera benefica di persone note ed ignote che gli hanno dato un mano per amor di Dio.

Il lavoro pastorale di don Torri è stato un ricamo di bellezza non facilmente imitabile. Essere presente a tutte le famiglie, essere vicino ad ogni ammalato, fare propri i problemi di tutti i parrocchiani, aiutare a mani aperte chi poteva aver bisogno, organizzare continuamente iniziative nuove ed originali, promuovere il canto sacro con proprietà e competenza non comuni… hanno fatto dell’azione pastorale di don Torri un monumento che il tempo non riesce a cancellare.

In particolare è doveroso ricordare:

- L’Azione Cattolica, iniziata col gruppo giovanile maschile nel 1933, è stata per tanti anni il fermento della vita parrocchiale. Quei giovani in parrocchia hanno fatto di tutto: il canto, lo sport, le recite, il catechismo, il servizio liturgico. Da segnalare i soci fondatori dell’Associazione Giovanile “Sacro Cuore”: Giuseppe Montanari (presidente), Settimio Cenni, Guido Faenza, Berto Farina, Pasquale Morri, Giuseppe Pavesi, Giuseppe Terenzi… A quella maschile sono seguite le associazioni della gioventù femminile, le donne cattoliche, i fanciulli, fino agli uomini nel 1949.

- Canto Liturgico: raramente si trovano parrocchie anche nei grandi centri, dove si curasse il canto sacro come a Corpolò. Qui cantavano tutti: bambini, grandi, donne e uomini, in latino ed in italiano, per la Messa e per i Vespri, per le feste e per i funerali... Da ricordare il coro del 1937 in occasione delle feste per il 25º della Chiesa: Giuseppe Granci, Giuseppe Bellavista, Gaudenzo Morri, Giuseppe Fontemaggi, Domenico Ottaviani, Elvezio Teodorani, Luigi Vignali, Otello Bellavista.

- Con la gara di cultura religiosa animata in modo singolare da don Torri, Corpolò ha avuto del gran catechismo: gare originali, quiz di ogni tipo, premi di ogni grado, hanno invogliato i parrocchiani ad istruirsi nella religione, incitati da quella parola che non taceva mai, da quello zelo che non si stancava mai, da quel cuore di pastore che voleva arrivare a tutti.

- Le tante feste valorizzate o inventate da don Torri sono un altro aspetto di quel ricamo meraviglioso che egli ha intessuto a Corpolò. Da mettere in evidenza le feste per il 25º della Chiesa nel 1937, durante 15 giorni con la partecipazione di Vescovi e Missionari e concorso di popolo eccezionale di cui fa fede il numero speciale di Famiglia parrocchiale stampato per la circostanza.

- La presenza delle Suore di Corpolò si deve in gran parte alle premure di don Torri.

In conclusione: una vita spesa per le anime, animata da uno zelo bruciante, irrorata da un carattere mite e affabile che conquistava. Quando morì, don Torri aveva aveva fatto 1.138 battesimi, 340 matrimoni, 514 funerali. Don Giorgi aveva battezzato 3.590 bambini, unito in matrimonio 267 coppie di sposi e officiato 824 funerali.

Il Vescovo che aveva mandato don Torri a Corpolò non lo vide morire perché Mons. Scozzoli finì il suo lungo episcopato nel 1943 quando, in seguito al bombardamento della città di Rimini, fu colpito anche il Vescovado e il vecchio vescovo rimase quasi sepolto sotto le macerie. Si ritirò allora a Forlì presso i suoi parenti e ivi morì il 9 febbraio 1944. Ma a Rimini era già arrivato da alcuni mesi il nuovo Vescovo coadiutore e successore. Era Mons. Luigi Santa reduce dall’Etiopia, dove era vescovo di Gimma e da dove era stato espulso per le vicende belliche di quegli anni. Mons. Santa stette a fianco di Mons. Scozzoli fino al famoso bombardamento e poi anch’egli lasciò la città e si rifugiò a Serravalle, dove stette fino al passaggio del fronte. Passata l’invasione, tornò in città e trovò tutto distrutto. Con energia missionaria mise mano alla ricostruzione materiale e spirituale della Diocesi, lavorò per 10 anni e poi un male maligno lo colpì nel pieno delle sue energie, a soli 58 anni e morì il 18 maggio 1953. Questo Vescovo, santo di nome e di fatto, è stato un esempio di preghiera e di attività e con la sua fede e la sua serenità diede fiducia al Clero e al popolo disorientati per la guerra. Da ricordare le feste centenarie alla Madonna della Misericordia, iniziate con una “peregrinatio Mariae” per tutte le parrocchie della Diocesi e terminate sul piazzale dell’Arco d’Augusto con serate indimenticabili per il gran concorso di popolo e la rinomanza degli oratori (i padri Lisandrini e Angelini). Queste feste furono l’ultimo atto luminoso del breve espiscopato di Mons. Luigi Santa.

Oggi riposa, con il suo predecessore, nell’atrio dell’entrata laterale del Duomo.

Dopo alcuni mesi di reggenza del Vescovo di Ravenna, Mons. Egidio Negrin, il 14 ottobre 1953 arrivò il nuovo Vescovo Mons. Emilio Biancheri. Era nativo di Bordighera in Liguria e veniva dalla Diocesi di Sarsina. Aveva 45 anni, pieno di ardore e di iniziative pastorali. Governò la Chiesa Riminese fino a tutto il 1976 e poi si ritirò a vita privata. Continuò l’opera di ricostruzione iniziata dal predecessore, costruì il nuovo Seminario sul colle Covignano, la casa del Clero e i nuovi uffici di Curia. Il successore Mons. Giovanni Locatelli di Bergamo, arrivò la domenica delle Palme del 1977. In due anni appena ha mostrato di avere prudenza e saggezza capaci per reggere una Diocesi grande e vivace come quella di Rimini.

A Mons. Giovanni Locatelli, passato alla diocesi di Vigevano nel 1989, succede Mons. Mariano De Nicolò, a cui nel 2007 succede Mons. Francesco Lambiasi.

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