Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

La Beata Chiara Da Rimini

di Paolo Guiducci e Rosanna Menghi.

Urna di trasparente con reliquie della beata.

La Chiesa di Corpolò accoglie dal 1940 anche una beata. Si tratta della beata chiara da Rimini(1280 ca. -1324/9), una mistica medievale non da tutti conosciuta, le cui reliquie sono state condotte a Corpolò per sfuggire alla furia dei bombardamenti a cui era sottoposta Rimini durante la Seconda Guerra Mondiale. Corpolò ha "adottato" la beata, che dal 2011 grazie all'iniziativa di tre appassionati di storia locale e della parrocchia riminese di Cristo Re, riposa anche in una nuova urna, ben visibile nella navata destra della chiesa. 

La Beata Chiara, erroneamente detta "Degli Agolanti", è protagonista di una storia tanto radicale e dirompente che rischia di impaurire anzichè confortarci.

Siamo al tempo di Dante e di Jacopone da Todi, in una Rimini medievale politicamente ferita dalle lotte guelfo.ghibelline. Chiara, riminese doc, nasce intorno al 1260 da Guadiana e dal ricco Chiarello. Appena compiuti 7 anni la madre Gaudiana muore lasciando Chieara con due fratelli e il padre che, tre anni più tardi, prende in moglie una vedova con un figlio che diventerà il primo marito di Chiara.

Muoiono sia la matrigna che il marito; il padre, esiliato e privato dei beni, viene poi devapitato con uno dei figli maschi. Chiara di risposa e la sua vita si riempie di lusso e sfrenatezze. Ha ormai 30 anni ed è ricca, bella e famosa in città.

Un giorno, passando davanti alla chiesa di San Francesco, sente qualcuno che la chiama e le chiede di recitare il Padre Nostro. Chissà se lo ha ftto. In ogni caso, entrando una seconda volta nella stessa chiesa, gode della visione della Madonna circondata da angeli. Lascia consensualmente iil marito e cambia completamente vita: "(c)erta cellecta nel muro della cità antiqua, senza tetto et discoperta". Non è più la donna sfarzosa conosciuta da tutti ma una donna scalza e vestita con la ruvida tela dei sacchi per imallaggi, grida nella notte preghiere e ammonizioni appoggiata ad un angolo delle mura cittadine e strappa l'erba dei campi per sopravvivere.

E' il secondo capitolo della vita di Chiara. si punisce con scelte tanto estreme da scandalizzare gli uomini del suo tempo: una pancera arruginita di una quindicina di chili le stringe la vita; anelli di ferro le cingono il collo, braccia e ginocchia.

L'inquisizione vuole vederci chiaro, ma non trova di che accusarla. e Chiara, che abbraccia il dolore e la partecipazione che salva, trova qualcuno che la segue. Si crea intorno a lei un movimento di giovani donne che si consolida nel monastero di Santa Maria degli angeli, con l'annessa chiesa tra il 1306 e il 1308: grazie al loro racconto l'agiografia della Beata,  ora anche su malgrado "fondatrice" seguendo la regola di Chiara d'Assisi, che conosciamo questo aspetto della vita, del centuplo sulla terra, della consolazione, della beatitudine come comagnia mistica di Dio. L'attività sociale di chiara fa parte della sua scelta spirituale: cura e conforta i lebbrosi, paga i debiti dei poveri inolventi incrementando la questua, ma sa anche farsi ascoltare. Chi la incrocia ne rimane colpito. I modi gentili che l'avevano distinta quando era una dama della "Rimini-bene" medievale non li ha perduti e ora li mette in campo per avvicinare a Cristo ogni persona.

 

Quando Chiara muore, in una data incerta tra il 1324 e il 1329, muore con lei una forma originalissima di spiritualità, che non è andata del tutto perduta grazie al recupero che ne ha fatto un altro illustre riminese, il cardinale Giuseppe Garampi, il quale ha recuperato i manoscritti che parlano di Chiara e che hanno portato alla sua beatificazione avvenuta nel 1785.

 

La chiesa riminese la festeggia il 9 febbraio.

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