Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

I quadri in Chiesa

Ora diamo uno sguardo ai dipinti esposti in chiesa. Ai lati dell’altare principale:

Crocefissione e santi del 1580.

L’iscrizione sotto la pittura recita: “Altare dedicato a S. Lorenzo, distrutto per consunzione degli anni. Don Bartolomeo Traversari rettore, fece fare per decreto del Vescovo, l’anno 1580”.

Rappresenta: la crocefissione con i santi Lorenzo (con la graticola) San Giovanni, San Girolamo e San Domenico.

Autore: ignoto dei 1580.

È un’opera tipica della produzione artigianale della zona riminese, nel suo periodo di avanzato manierismo. La data del 1580 può essere utile a rilevarne la non mediocre qualità e il grado discreto di aggiornamento culturale dello sconosciuto artista.

Madonna col Bambino e i SS. Lorenzo e Francesco.

L’opera è quasi certamente da riferire all’attività più tipica del ravennate Luca Longhi, il cui lavoro, è fin dal 1500 un gusto assai diffuso in tutta la regione romagnola.

Madonna col Bambino e anime piangenti.

La tela appartiene a uno sconosciuto artista romagnolo, del quale affiora la firma Leoni (?), operante nel tardo manierismo del XVII secolo.

È opera di buon interesse per la conoscenza della cultura pittorica della zona. Rappresenta la preghiera delle anime piangenti alla Madonna e la potente intercessione di Maria per la loro salvezza.

Madonna col Bambino, San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova.

Di autore ignoto del secolo XVI.

Battesimo di Gesù.

Di ignoto autore del XVII secolo (forse Giacomo Cavedone le cui opere sono esposte nella Galleria Estense di Modena). Rappresenta Gesù Battezzato da Giovanni Battista. Bellissima l’anatomia dei corpi, i colori, e la profondità.

Sull'ambone:

Gesù il Salvatore.

Di Giorgio Bellini (Pasqua 1978). Gesù con la sua parola e la sua potenza, guarisce, libera, salva dalle prigionie e dalla schiavitù chi ascolta e accoglie.

Dopo alcuni mesi, come succede quasi sempre, arrivò a Corpolò il nuovo parroco don Giuseppe Denzi. Era nativo di Santarcangelo e aveva appena 30 anni. Nel corso del lungo parrocato, 41 anni, vide succedersi diversi Vescovi. Morì il 10 luglio 1723.

Da Mons. Galli, che lo mandò parroco, fino al cardinale Antonio De Vita che lo vide morire, la diocesi ebbe alcuni anni di sede vacante. Non si sa il motivo, ma dal 1682, quando rinunciò Mons. Galli, fino al 1687, Rimini fu guidata o dai Vescovi viciniori o dai vicari capitolari. Dopo questa vacanza, fu eletto vescovo il cardinale Domenico Maria Corsi, fiorentino di nascita e legato di Romagna. Stette a Rimini fino alla morte avvenuta nel 1697 e si fece seppellire in Duomo nella cappella della Madonna, che lui stesso aveva fatto costruire. Poi giunse Mons. De Vita che era nunzio in Polonia, passò quindi in Austria presso l’imperatore e dopo cinque anni venne a Rimni, fu fatto cardinale e vi stette fino al 1726, quando rinunciò per andare a Roma. Durante il succedersi di questi vicari e vescovi, don Giuseppe Denzi reggeva saggiamente la parrocchia di Corpolò. Si riscontrarono di lui oltre 1.000 battesimi, 504 funerali, 111 matrimoni. Quando arrivò la sua fine, don Carlo Denzi, probabilmente suo nipote, che gli faceva da cappellano ed era anche mansionario in Duomo, mandò a chiamare il parroco di S. Paolo perché confessasse e lo comunicasse, poi lui stesso gli amministrò gli ultimi sacramenti. L’atto di morte fu steso dal parroco di San Martino, don Lorenzo Giuccioli, forse perché era vicario del Santo Ufficio.

Nell’atto si dice che don Giuseppe Denzi aveva 71 anni e morì il 10 luglio 1723 dopo aver ricevuto tutti i Sacramenti.

Il nuovo parroco di Corpolò fu don Domenico Costa. Aveva 34 anni ed arrivò nell’agosto 1723, mandato dal Card. De Vita, Vescovo di Rimini. Don Costa ebbe un parrocato lungo 50 anni e in questo periodo conferì e scrisse nei libri migliaia di battesimi e quasi altrettante morti, nonché atti di matrimonio e cresime. Con lui, nel 1730, in occasione della visita pastorale fatta dal nuovo Vescovo di Rimini, Mons. Renato Massa, si cominciò ad annotare le cresime. Questo vescovo veniva da Napoli, era stato eletto verso la fine del 1726 e consacrato ai primi dell’anno nuovo. Arrivò in Diocesi poco dopo e vi stette 17 anni, fino alla morte avvenuta nel 1744. In questi anni tenne il Sinodo del Clero, visitò le parrocchie e fece cresime un po’ ovunque. Anche don Costa di Corpolò gli mandò bambini, specialmente dai frati di Villa Verucchio, dove spesso amministrava la cresima. Scomparso Mons. Massa, Rimini stette senza vescovo quasi un anno, finché nel maggio del 1745 fu eletto Mons. Alessandro Giuccioli di Ravenna. Aveva avuto incarichi importanti presso il Re di Spagna e di Portogallo e in Diocesi fu pastore zelate e buono per parola ed esempio. Rinnovò il Vescovado come lo si vedeva prima che fosse distrutto dall’ultima guerra, aveva tanti progetti in vista, ma morì dopo appena sette anni di episcopato. Così don Costa vide parecchi vescovi succedersi a Rimini mentre invecchiava a Corpolò. Infatti dopo Mons. Giuccioli, Benedetto XIV fece vescovo di Rimini un prete riminese, Mons. Antonio Zolio, che morì dopo soli cinque anni, poi il bolognese Mons. Stella, che morì dopo un anno. Poi Clemente XIII mandò il Card. Valenti, che fu accolto con grande festa nel 1760, ma morì dopo tre anni. Il suo successore, Mons. Francesco Castellini, trasferito da Tivoli a Rimini, restò 14 anni e dovette dare il successore a don Costa di Corpolò, morto il 19 ottobre 1775 all’età di 74 anni. Ma c’era già in casa il successore perché don Costa era malato da tempo.

Era don Carlo Preti, che firmò l’atto di morte, fece i solenni funerali e divenne parroco di Corpolò. Aveva 41 anni e restò altrettanti anni poiché morì il 2 novembre 1814, alle bella età di 82 anni. Da notare, durante il suo parrocato, i molti cappellani che ebbe in aiuto, anzi le lunghe lacune della sua firma nei registri parrocchiali fanno supporre che stesse a lungo fuori parrocchia. Forse si dedicava alla predicazione in occasione di mansioni molto in uso in quei tempi. I nomi dei cappellani che firmarono gli atti parrocchiali, in assenza del parroco, sono tanti: don Vorabbi, don Ferri, don Migliarini, don Renzetti, don Fantini, don Ricci, don Zannoni, don Tonini, don Fini… Don Preti ebbe anche la visita pastorale del Vescovo Mons. Ferretti il 19 agosto 1788 e ne fa fede la firma del canonico Zollio che l’accompagnava. In questi lunghi 41 anni di don Preti, troviamo 1.850 atti di battesimi, 440 atti di morte e 140 matrimoni celebrati. Ma Rimini quanti vescovi ha visto succedersi mentre don Carlo era a Corpolò? Da Mons. Castellini, che lo mandò a fianco di don Costa, fino a Mons. Ridolfi, che lo vide morire, don Preti ebbe diversi vescovi ai quali ubbidire. Da ricordare innanzitutto Mons. Castellini che morì nel 1777, poi Mons. Andrea Minucci, già vescovo di Feltre nel Veneto. Costui restò noto per la sua dottrina e le iniziative pastorali, ma rimase appena due anni poiché fu trasferito a Fermo. Proprio nello stesso giorno un decreto pontificio trasferiva Mons. Vincenzo Ferretti da Rieti a Rimini. Era nativo di Ancona e restò in Diocesi 27 anni. Fece molte cose oltre alle visite pastorali e alle cresime. Da segnalare di lui la storia dei Vescovi riminesi e l’onore di aver accolto il Papa Pio VI tanto nell’andata che al ritorno del suo viaggio in Austria presso l’imperatore. Ebbe anche molti dispiaceri, primo fra i quali il terremoto del 1782 che danneggiò gravemente il Duomo. Poi venne la rivoluzione francese e durante la repubblica cisalpina dovette stare fuori Diocesi parecchio tempo. Fu poi onorato con l’invito a presenziare a Milano all’incoronazione di Napoleone. Morì nel 1806, e dopo un anno e tre mesi di vacanza fu nominato il nuovo Vescovo. Si chiamava Mons. Gualfardo Ridolfi, di Verona. Quando arrivò ebbe un’accoglienza trionfale, le carrozze del corteo gli andarono incontro fino a Cesena. Anche questo Vescovo ebbe l’onore di accogliere il Papa nel 1814 quando Pio VII ritornò dalla prigionia di Napoleone.

In quello stesso anno diede il successore a don Carlo Preti nella persona di don Sante Magrini, che già da diversi anni era suo coadiutore. Infatti don Sante curava la parrocchia di Corpolò dal 1807, da quando cioè Mons. Ridolfi lo aveva mandato a fianco di don Preti. Don Magrini era di Verucchio, diventato sacerdote restò nel suo paese come canonico della Collegiata e con questo titolo arrivò poco dopo a Corpolò. Come coadiutore stette 7 anni e come parroco 47, in tutto 54 anni. Fece un’infinità di battesimi (oltre 3.000), circa 500 funerali e 200 matrimoni. In archivio è notata la visita pastorale del 1816, quella del 1842 e del 1846. Morì nel 1861, l’anno stesso in cui si compì l’unità d’Italia sotto Vittorio Emanuele II. Era il 20 marzo e fu assistito da un amico di famiglia, don Filippo Mattei, parroco nel Montefeltro. Fu portato in chiesa il 22 e dopo i solenni funerali fu sepolto nella tomba dei sacerdoti sotto il pavimento della chiesa. Di una sua nipote resta come ricordo il Crocefisso attualmente a fianco dell’altare maggiore. Nel retro porta questa dedica: “A perenne ricordo di Annunziata Magrini, ved. Morri nata in questa canonica il 10-8-1850 presso il suo prozio don Sante Magrini parroco. Morta il 13-11-1929. I figli Virgilio e Mariano Q.M.P.”.

A don Magrini successe nel 1861 don Sisto Candiotti, suo coadiutore. Don Sisto era di San Giovanni in Marignano ed i suoi genitori furono Giuseppe e Rosa Bordoni.

L’atto di nascita porta la data del 19 ottobre 1832. Andò in seminario e, ordinato prete, fu mandato cappellano a Trarivi. Ma per poco tempo, perché nel 1857 Mons. Leziroli lo trasferì a Corpolò con diritto di successione. Restò fino al 1887 quando rinunciò alla parrocchia per farsi Salesiano. Andò a Torino come officiante della chiesa di San Giovanni Evangelista; qui morì nel 1902 all’età di 70 anni. Di don Candiotti resta un’ode latina composta da lui, in occasione della presa di possesso della parrocchia di San Martino dei Molini da parte di don Giovanni Ricci. La dedica dice così: “24-8-1884. A don Giovanni Ricci, nativo di Borghi, sacerdote esimio per condotta e sapere, parroco novello di San Martino dei Molini dal titolo di San Bartolomeo, Sisto Candiotti, parroco viciniore, esultante di gioia, presenta questo omaggio di letizia e di stima”.

Segue l’ode saffica.

In 26 anni don Candiotti battezzò 2.500 bambini, fece 604 funerali e unì in matrimonio 170 coppie di sposi. Partito per Torino don Candiotti, ecco arrivare il nuovo parroco: don Giuseppe Martignoni. Era nato nel 1851 e divenuto sacerdote, fu mandato capellano a S. Agostino e poi parroco al Crocefisso. Il padre si chiamava Luigi e sua madre Maria Balducci. Venuto a Corpolò li condusse con sé, ma quei due vecchi, stettero ben poco all’ombra del campanile! Infatti l’anno dopo una violenta malattia rapì don Giuseppe all’affetto dei genitori e alla simpatia dei parrocchiani. Morì il 25 febbraio 1888, aveva solo 37 anni e fu un pianto generale.

I vecchi del tempo di don Torri lo ricordavano alto di statura, bravo e buono. Don Ricci di San Martino che aveva ricevuto il bel saluto augurale da don Candiotti, ricambiò la gentilezza facendo un magnifico elogio funebre di don Martignoni. In un anno don Giuseppe aveva avuto la visita pastorale, aveva preparato 60 bambini per la cresima, aveva fatto 148 battesimi, 46 funerali e 12 matrimoni. Fu il primo parroco ad essere sepolto nel cimitero, dopo i solenni funerali svolti fra la commozione generale dei parrocchiani e con la partecipazione di molti sacerdoti. In merito ai Vescovi riminesi di questo periodo, dobbiamo notare che mons. Ridolfi morì nel 1818 e gli successe Mons. Guerrieri che veniva da Fermo, il quale restò appena due anni e poi rinunciò. Dopo di lui Rimini rimase senza Vescovo diversi anni e fu governata dal Vicario Apostolico Mons. Marchetti, che veniva da Empoli. Visitò le parrocchie, fece le cresime e venne anche a Corpolò il 19 giugno 1823 e cresimò molti bambini della parrocchia e dei paesi vicini. Lasciò il suo ufficio nel 1824 per ritornare a Roma. Allora il Papa elesse Vescovo di Rimini Mons. Zollio, canonico del Duomo di Rimini. Vi rimase fino alla morte avvenuta otto anni dopo, nel 1832. Dopo la morte di Mons. Zollio, Rimini ebbe come Vescovo Mons. Gentilini oriundo di Spoleto. Il nuovo vescovo indisse quasi subito la visita pastorale e fece il giro della Diocesi, ma nel 1845 fu chiamato a Roma e divenne canonico di S. Pietro. A succedergli fu eletto Mons. Leziroli di Imola che stette a Rimini 15 anni, fino alla morte avvenuta nel 1860. Da notare, durante il suo episcopato, il miracolo della Madonna della Misericordia in Santa Chiara a Rimini: l’immagine della Beata Vergine muoveva gli occhi! Era il 12 maggio 1850 e il fatto si ripetè più volte.

Il Vescovo credette ai fatti perché il miracolo fu visto da migliaia di persone e controllato da tecnici competenti. Da tutta la Diocesi si correva a vedere la Madonna che muoveva gli occhi e non si fa torto alla storia dicendo che anche don Magrini si recò con i suoi corpolesi a vedere il miracolo. Doveva essere stato presente anche nel 1814 quando passava a Rimini Pio VII reduce dalla prigionia di Napoleone. Dicono le cronache del tempo che il Papa di fermò a Santarcangelo per il cambio dei cavalli e poi fino a Rimini ebbe un incontro trionfale fra due ali di popolo che gridava dalla gioia, stendeva i mantelli per terra e agitava rami d’ulivo come per Gesù entrato in Gerusalemme. Volete proprio che mancasse il giovane parroco di Corpolò con il suo popolo?

Dopo la morte di Mons. Leziroli, Rimini restò senza Vescovo per ben undici anni. Il motivo è da attribuire alle relazioni tese tra la Chiesa e lo Stato italiano. I Vescovi difficilmente ricevevano il “nullaosta” dal Governo, per cui il Papa faceva reggere le Diocesi per mezzo di Vicari Capitolari.

Anche Rimini ne ebbe diversi. Fra tutti è da segnalare Mons. Agostino Ceccarelli, già parroco di Savignano e poi canonico del Duomo. Governò la diocesi otto anni, visitò le parrocchie, ma non fece mai cresime, chiamando all’uopo il Vescovo di Pesaro. Finalmente il Vescovo che ebbe il “nullaosta” dal Governo, fu Mons. Paggi di Cesena che arrivò nel 1871 e vi rimase fino al settembre 1876, quando per motivi di salute rinunciò e morì poi nel gennaio seguente in una clinica di Bologna. Di questo Vescovo restano noti i festeggiamenti fatti nel 1875 alla Madonna della Misericordia, venticinque anni dopo il miracolo. Dopo la rinuncia di Mons. Paggi, Pio IX mandò a Rimini Mons. Zampetti di Castelfidardo che stette appena due anni e morì senza aver potuto visitare neppure tutta la Diocesi. Quell’anno morì anche Pio IX e il successore Leone XIII mandò Vescovo a Rimini un luminare della scienza, Mons. Battaglini di Bologna. Vi rimase quattro anni, poi fu trasferito nella sua città, dove divenne Cardinale e ivi morì. A Rimini prese il suo posto Mons. Chiaruzzi di Cesena, che vi stette nove anni e morì nel 1891. Sicché don Candiotti, durante gli anni della sua permanenza a Corpolò, vide cinque Vescovi e diversi Vicari Capitolari.

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