Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

L’ANTICA PIEVE DI SANTA CRISTINA – INTRODUZIONE

Di Claudio Golfieri.

La vetusta parrocchia di campagna di Santa Cristina – il cui cadente edificio è stato restaurato dalla Diocesi di Rimini con un contributo della Provincia di Rimini, tra il 2002 ed il 2005 – è in realtà una delle pievi del territorio della Diocesi di Rimini ben descritte dallo storico Curradi negli anni ’80[1]. La prima citazione documentata della nostra pieve risale al lontano 1083.

Dal 1983 era rimasta priva del parroco e quindi unita alla Parrocchia di San Paolo, un tempo sua pertinenza. Dopo 900 anni Santa Cristina chiudeva i battenti.

Oggi l’edificio si presenta nella bella forma voluta dall’architetto verucchiese Antonio Tondini, che dal 859 - 60 ne ha curato la ricostruzione, per opera del parroco del tempo don Sebastiano Cenni. Il recente restauro oltre a ridare splendida dignità all’edificio ottocentesco, ha riportato in luce alcune vestigia dell’antico edificio romanico della pieve. Inoltre nella parete di destra è tornato in luce un antico crocefisso in affresco, appartenuto per secoli alla devozione dei fedeli e purtroppo scomparso sotto le incrostazioni ottocentesche. L’antica muraglia esterna lasciata a nudo rende materiale la continuità tra le diverse epoche, richiamando ai fedeli vicende lontanissime, ormai perdute.

Le pievi erano poste nei pressi di centri civili per il controllo del territorio sia religioso che amministrativo. Santa Cristina appare completamente sganciata da una realtà civicamente significativa, e tuttavia posta al centro di un amplissimo territorio sul quale esercitava la propria autorità. Alla fine del medioevo tale territorio era caratterizzato dalla presenza di piccoli villaggi, come Olnano e Falciano, per lo più dislocati nella parte alta delle colline, e di ville, come villa San Paolo, villa Sanctae Christinae, villa Collinae.

la strada di Santa Cristina si rivela di sicura importanza dato che vi si affacciano le chiese di Sant’Andrea dell’Ausa, di San Martino in XX, di San Paolo, la pieve di San Lorenzo Monte assieme alla nostra, fino al castello di Verucchio e quello di Ventoso. In quest’ultima direzione si incontrava inoltre la chiesa di Santa Maria di Stradola. Questa importanza non la si riscontra per le co-direttrici di valle, Marecchiese e l’attuale Consolare per San Marino. La frequentazione della malagevole direttrice lungo l’asse del torrente Ausa doveva fare i conti con il suo carattere torrentizio. Un territorio, quello dell’antica pieve di Santa Cristina, come vedremo estesissimo, che arrivò a toccare il torrente Marano; il ‘raccordo’ confinario occidentale della diocesi di Rimini con la Terra di San Marino pare affidato proprio all’esistenza di Santa Cristina. Il destino e le vicende della giurisdizione di Santa Cristina appariranno condizionate proprio da quelle della vicina Terra di San Marino.  Essa è posta in uno dei punti più elevati del crinale e del suo ampio territorio, per essere udita in ogni suo angolo più lontano.

Tra le pertinenze di Santa Cristina rientrava in antico anche la chiesa di San Bartolomeo di Ventoso, scomparsa da molto tempo. Questo appare come uno dei punti nevralgici del rapporto confinario tra il territorio riminese e quello di San Marino, con particolare interesse da parte dei verucchiesi per antichi diritti sul passaggio verso il Marecchia.

Con la ricostruzione ottocentesca dell’edificio che conosciamo vengono abbandonati vecchi simboli come il crocefisso un tempo assai venerato e viene orientata la venerazione alla Madonna consacrata da Pio IX. Il grave terremoto del 1786 e le soppressioni rivoluzionarie di inizio secolo avevano posto l’esigenza al parroco don Sebastiano Cenni di recuperare questo simbolo unitario per i suoi fedeli e l’antica identità religiosa.

Un patrimonio di storia per il nostro territorio, ma soprattutto una testimonianza di identità religiosa e popolare che non può essere rimossa.

 

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