Parrocchia Santa Maria di Corpolò e SS. Cristina e Paolo. (Rimini)
Parrocchia Santa Maria di Corpolòe SS. Cristina e Paolo.(Rimini)

IL BATTISTERO DI SANTA CRISTINA

Di Claudio Golfieri.

Data la fondamentale prerogativa battesimale della pieve, di particolare rilievo è capire la sorte dell’antico fonte e vasca battesimale. Il fonte battesimale è il simbolo del primato della pieve sulle altre chiese, parrocchie e cappelle ad essa soggette.

Ci aiutano in questo le relazioni delle visite periodiche pastorali del vescovo alle chiese della sua diocesi. In queste occasioni veniva verificato lo stato dei benefici, dei redditi, degli edifici, degli arredi sacri, ecc.. Il vescovo al termine della visita emanava ordini circa eventuali provvedimenti da prendersi al fine di ricondurre le diverse realtà locali ai principi stabiliti. Ho sondato le registrazioni delle visite per la pieve di Santa Cristina[1] dal 1542 al 1788. Santa Cristina manteneva il titolo di pieve ancora nella visita pastorale del 1788, anche se già nelle registrazioni del 1661, 1666 e 1707 risulta semplicemente come Parochialem.

                                                                                             

Non sapremo mai se il fonte battesimale dell’antica pieve visto dai visitatori nel ‘500 era il medesimo del tempo della sua fondazione. Va notato comunque che la vasca battesimale non teneva l’acqua. Ciò consente di ipotizzare che essa fosse incrinata e certamente vetusta. Nella visita pastorale del Vescovo Castelli[2] del 04.08.1577 è registrato difatti il seguente ordine del visitatore: che si faccia un vaso di rame stagnato alla proporzione del vaso di pietra … perché non tiene l’acqua. Il fonte battesimale appare malandato, al punto che viene ordinato di porvi rimedio inserendo all’interno una vasca di rame al fine di non disperdere l’acqua battesimale.Nella relazione di visita del 19.07.1580 leggiamo: il vaso che era già nel battesimo potendo tenere l’acqua santa si reduchi appresso la porta, ..e non tenendola, l’acqua si pona dentro un catino di rame, o si ponga un vaso di pietra solida sopra la colonna di detto battisterio. Alla fine del XVI sec. il fonte battesimale di Santa Cristina (colonna sormontata da un vaso di pietra) viene collocato a sinistra dell’entrata della chiesa come fissato nella visita del 1577, precisamente in calce Ecc.a, come riportato per la visita del 1587.[3]

Anche se l’esistente non è quella descritta nei secoli passati nelle relazioni dei visitatori, la posizione della vasca per il battesimo resterà la stessa fino ai giorni nostri. Certamente fino al tempo del restauro del 1859-60 la vasca lapidea non verrà sostituita.

Nel 1628 il fonte si trova sempre in fondo alla chiesa, con la sua piramide e ciborio. La sua ‘piscina’ in pietra si presenta integra. Il visitatore registra l’assenza del baldacchino e della immagine di San Giovanni Battista nella parete.[4] Nel 1681 si approva la immagine di San Giovanni Battista che sta in parete, accanto al fonte.[5]

Una curiosa annotazione troviamo nella compilazione del questionario di visita (poco avanti il 1690) laddove viene chiesto di indicare i Pesi annui dei quali il Beneficio è gravato: si legge che Il Curato è tenuto per la renovazione del Fonte baptismale a fare la refezione alli Curati suffraganei .[6]

Anche nel XVIII sec. il fonte resta idoneo nei suoi necessari requisiti.

La descrizione contenuta nello ‘Stato della Chiesa di S. Cristina’ per la  visita del 5/9/1740 troviamo che questo popolo è diligente nel portare li fanciulli a batezzare, il giorno dopo la nascita o al massimo l’indomani. Più avanti, sotto il titolo Nel Battesimo troviamo: Vaso di sasso con dentro vasca caldara di rame, <bene accomodata>, per conservarne l’acqua per batezzare..[7] V.t fontem baptismalem, quem nitidum ac mundum invenerunt cum omnibus suis necessaris requisitis, appr.t.[8]

Nell’inventario del 16/8/1753 troviamo sotto il titolo de Il Battisterio: Il sito del Battisterio è circondato da una Balaustrata di legno d’abete quale si chiude con chiave. Questo Battisterio consiste in un catino di sasso posto sopra una colonnetta parimenti di sasso, dentro il qual catino vi è una caldaia di rame per conservar l’acqua per il Battesimo.[9]

Nell’inventario compilato nel 1776 tutto l’arredo del fonte si presenta in cattive condizioni.[10] Questo è quanto viene ribadito nel 1781.

Nell’importante visita del1788 (il 25/12/1786 il riminese era stato funestato da un tremendo terremoto) viene detto semplicemente - e forse anche sbrigativamente - v.t baptisterium, vasa oleos, et olea sancta, et app.it (mentre per le strutture architettoniche si parla di indigentiam).[11]

Dopo i danni causati dal terremoto del 1786 e al forzato abbandono della pratica religiosa in Santa Cristina dovuto alle decisioni napoleoniche, nell’inventario del 1874 di don Sebastiano Cenni - l’artefice della ricostruzione della chiesa parrocchiale – vi leggiamo che nel fondo alla Chiesa a cornu evangilii evvi il Battistero circondato di cancello di ferro, e tutto l’occorrente per batezzare, e sopra un quadro di S. Giovanni batezzante G. Cristo, e due conopei. Il fonte resta quindi collocato nello spazio indicato e stabilito 3 secoli prima.[12]

Nel 1911 Santa Cristina ricevette la visita pastorale di Monsignor Scozzoli. Possiamo unicamente leggere che internamente l’edificio presenta un battistero chiuso con cancello di ferro.[13]

[1] Archivio Vescovile Rimini.

[2] Di frequente la visita è effettuata da un vicario, generalmente indicato come ‘Visitatore’.

[3] Visita (13).

[4] Visita (21).

[5] Visita (29).

[6] Cartolari (56).

[7] Cartolari (56).

[8]Visita (32).

[9] Cartolari (56). 

[10]Cartolari (56). 

[11]Visita (39).

[12]Cartolari (45).

[13]65 - pag. 17.

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